Tournèe in Puglia: Il culto e la Basilica di San Nicola

San Nicola nacque a Patara, una cittadina portuale turca nella quale visse ai tempi dell’imperatore Costantino (324-337 d.C.). Svolse l’officio di vescovo di una città greca della costa licia dell’Asia Minore, Myra, ben più importante di Patara e sede amministrativa ed ecclesiastica della regione. Oggi la città si chiama Demre e fa parte della Turchia, nel cuore di quel mare Mediterraneo che costituiva l’autentico spazio vitale del mondo antico.

Secondo i più antichi testi agiografici risalenti all’VIII e IX secolo, ovvero “Le Vite” composte da Michele Archimandrita e Metodio di Costantinopoli, Nicola era un laico che venne eletto vescovo per le sue virtù morali e che utilizzò le proprie ricchezze per atti di carità. Famoso nella tradizione è il suo intervento a favore di tre fanciulle il cui padre voleva far prostituire e a cui il Santo fornì la dote gettando, attraverso la finestra, di notte, tre sacchi ricolmi di monete d’oro.

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La sua notorietà fu accresciuta dal miracolo noto come “Praxis de Stratelatis”, che sappiamo essere stato trascritto già tra la fine del V e la prima metà del VI secolo.

Nel periodo tra l’VIII e il X secolo la figura del grande taumaturgo ebbe una diffusione tale da far dire a un agiografo che il suo nome era invocato dalle isole britanniche fino all’India. Lo stesso aggiungeva che non ci fosse popolo, né città, né isola in cui non si celebrasse il Suo miracoloso nome. La Sua venerazione, esportata da Myra fino ai maggiori centri del mondo allora conosciuto, si diffuse verso tutte le direzioni: da Costantinopoli alle numerose province asiatiche e balcaniche dell’Impero bizantino; da Roma verso l’Europa del nord; da Gerusalemme verso gli altri luoghi santi, tra cui Betlemme e il monastero del monte Sinai (Egitto). In conseguenza di ciò, la tomba del Santo in Licia cominciò presto ad attrarre pellegrini da ogni parte dell’Europa Orientale, come dimostrato dai riferimenti sempre più ricorrenti nelle fonti agiografiche a pellegrinaggi via mare dalle coste dell’Asia Minore, dalle isole dell’Egeo, e perfino da zone molto lontane come le foci del fiume Don, sul Mar Nero. Numerosi gli appellativi attribuiti a San Nicola, il cui nome è composto da nike (vittoria) e laos (popolo), tra cui quello di operatore di miracoli per eccellenza (taumaturgo). Va sottolineato che la fama del Santo era legata soprattutto ai suoi miracoli verso la gente di mare e numerosi sono gli episodi a noi noti che testimoniano la sua capacità di opporsi alla furia degli elementi.

Persino gli Arabi lo rispettarono fino a quando non lo considerarono una minaccia e un ostacolo, anche se solo simbolico, all’affermazione della potenza islamica nel Mediterraneo. Fu così che il califfo Harun al Rascid, il califfo delle “Mille e una notte”, incaricò il comandante della propria flotta, l’ammiraglio Humaid, agli inizi del IX secolo, e precisamente nell’807, di far rotta verso Myra, per distruggere la tomba del Santo visto come difensore divino della flotta avversaria e ultimo ostacolo all’avanzata araba. E’ noto che Humaid non solo non trovò la tomba del Santo nella Chiesa in cui si recò, ma che altresì poco dopo la sua flotta sia andata distrutta.

La memoria del sito del sepolcro si perse poi fino a che 62 baresi, in gran parte marinai ma  anche nobili, preti e due pellegrini (uno greco e l’altro francese), recatisi a Myra, non rinvennero le reliquie del Santo  nel 1087.

Essi erano salpati da Bari alla volta della Siria a bordo di tre navi cariche di grano e altre merci, con apparenti scopi commerciali, ma con il segreto intendimento di sottrarre il corpo del Santo alla minaccia turca organizzando la traslazione delle spoglie.

Camuffati da pellegrini, i marinai si recarono nelle Chiesa dove solo quattro monaci custodivano la ossa di Nicola e, guidati dal barese Matteo, uno di loro, trafugarono le reliquie del Santo, che trasportarono fino a Bari. Qui attraccarono nel pomeriggio di domenica 9 maggio 1087 nel porticciolo di San Giorgio accolti dall’abate Elia. Nella città fu poi edificata una Basilica per contenere le sacre ossa, di impianto romanico completata nel 1197 e dedicata a San Nicola, divenuto così patrono della città.

Nel XII secolo la popolarità di San Nicola non aveva limiti. Si può affermare che non c’era luogo dove non fosse conosciuto come il più grande intercessore del mondo cristiano. Perfino il suo abbigliamento e la sua fisionomia, caratterizzata dalla fronte stempiata e rugosa e da un’ordinata barba in un’espressione intensa, erano ben noti. Tale rappresentazione era divenuta familiare già prima della traslazione del 1087 come dimostrano le sue varie immagini negli affreschi della chiesa rupestre di Carpignano Salentino (sec.XI).

Tra i luoghi dove il culto del Santo è stato particolarmente venerato è senz’altro da segnalare la Russia. Tale popolarità non fu minore nelle comunità slave meridionali, come quella dei serbi, dei valacchi e degli albanesi. I re di Serbia del XIII e XIV secolo lo elessero patrono della loro dinastia e gareggiavano tra loro nell’impreziosire la sua tomba di Bari rivestendola d’oro e d’argento. L’aspetto sicuramente più sorprendente del culto di San Nicola sta nella considerazione che gli attriti e le divisioni che opponevano sempre più aspramente la Chiesa greca a quella latina non incidevano più di tanto sulla devozione nei suoi confronti, e ciò anche dopo il 1087 come dimostra in particolare il fatto che i russi e i serbi non cessarono mai di commemorare la festa della rievocazione della traslazione, il 9 maggio.

Ulteriori informazioni su

www.basilicasannicola.it

www.museonicolaiano.it

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