La Grotta Zinzulusa, Castro Marina (LE)

La Grotta Zinzulusa, poco a sud della cittadina di Castro Marina (Lecce), è una delle meraviglie naturali più conosciute del Salento. La Zinzulusa, per le sue particolarità, è l’unica grotta italiana annoverata nel 1999 dall’istituto KWI (Karst Water Institute, Charles Town WV, U.S.A.) tra i primi 10 sistemi carsici mondiali a rischio e per questo meritevoli di tutela.

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Riguardo l’origine del nome, la leggenda narra che i pescatori che scoprirono la grotta pensavano che le stalagmiti e stalattiti al suo interno fossero degli stracci di un abito logoro, detti “zinzuli” nel dialetto salentino, da cui il nome Zinzulusa.

Per chi non lo sapesse, le stalattiti sono concrezioni calcaree che scendono dalla volta delle grotte. Da quest’ultima, infatti, cadono gocce d’acqua satura di calcite (o carbonato di calcio), che iniziano a formare sottilissimi tubicini, intorno ai quali si deposita la calcite, assumendo col tempo forma conica e sviluppandosi poi in spettacolari stalattiti. Le stalagmiti, invece, hanno una composizione chimica analoga, ma una direzione opposta: salgono dal pavimento della grotta verso l’alto. Lo sgocciolamento dell’acqua che scende dall’alto deposita infatti molta calcite anche sul pavimento della grotta. Mentre l’acqua tende ad evaporare, la calcite si accumula in cilindri calcarei che, a poco a poco, divengono stalagmiti.

La grotta, aperta al pubblico nel 1975, si articola in diverse parti per un itinerario turistico complessivo di circa 150 metri.

All’ingresso, l’acqua è limpidissima e dolce ed è possibile osservare una grande varietà di stalattiti e stalagmiti; una volta superata la parte iniziale si entra in un cunicolo, il Corridoio delle Meraviglie, con rocce dalle forme stranissime. Proseguendo, si incontra una strana roccia, il Pulpito di pietre, nome che deriva dalla forma che ricorda il pulpito delle chiese. Sulla destra appare il Presepe, una particolare formazione calcarea; proseguendo, si può osservare una roccia che ricorda la Torre di Pisa.

L’ultima parte della grotta, il cosiddetto Duomo, è la cavità più alta e visibile del complesso: è evidente una tipica morfologia erosiva risalente al periodo Cretacico.

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La parte finale della Zinzulusa, il Cocito, si caratterizza invece per una particolare stratificazione delle acque, che sono salmastre e calde quelle più basse, dolci e fredde quelle più alte.

Nella Zinzulusa sono stati ritrovati numerosi resti di specie animali, materiali storici di alto valore, come gli 11 vasi oggi custoditi nel museo di Maglie e fossili viventi unici al mondo (spugne ipogee Higghinsia ciccaresi).

La grotta è visitabile tutto l’anno, condizioni del mare permettendo.

Per orari, visite ed informazioni si può contattare il Comune di Castro Marina.